Excursus sugli organi della Cattedrale di Catania e il Grand’Organo “Jaquot – Laudani e Giudici”

M° Scandura di Carmelo Scandura

IMG_5113La Cattedrale di Catania, costruita a forma di croce latina, viene impiantata su antiche strutture adiacenti nella zona della “marina”, dove vi erano le antiche terme Achillee, un tempio romano e altre strutture che i saraceni avevano lasciato con l’arrivo dei Normanni. Fu fondata dal Conte Ruggero dopo aver conquistato il dominio della Sicilia Orientale con una battaglia navale a Siracusa contro i saraceni. Nel 1091 Ansgerio (priore benedettino di “S. Eufemia“ in Calabria) nominato abate e vescovo da papa Urbano II ebbe il compito di ricomporre il Capitolo della Cattedrale. Questi aprì le porte della grande Basilica cristiana dedicandola a S. Agata le cui reliquie erano state rubate e portate nella Basilica di S. Sofia a Costantinopoli nel 1040, dal comandante bizantino Giorgio Maniace. E proprio nella Cattedrale con i monaci benedettini nacquero la Scuola della Canonica, dove i novizi impiegavano sette, otto ore al giorno nel canto delle “lodi” e la scuola pubblica sita in una loggia adiacente al monastero, che prese il nome de “le pergole di S. Agata”.

I primi riferimenti all’esistenza di un organo in Cattedrale risalgono al lontano 1126, quando, in occasione del rientro a Catania delle reliquie di Sant’Agata, la cosiddetta “festa della traslazione”, si narra che una donna siracusana avvicinandosi alle Sacre reliquie incominciò a tremare ed emise un grido talmente forte da superare il suono dell’organo. Per avere un altro documento in cui si fa riferimento ad un organo occorre arrivare all’anno 1446. Si tratta di un provvedimento regale con il quale il Maestà ordinava che i ceri offerti alla Chiesa di S. Agata venissero impiegati nelle costruzioni di organi e crocifissi.  Tale provvedimento probabilmente era stato preceduto da una richiesta di acquisto di organi per la chiesa, perché contiene un riferimento preciso ai soldi che erano stati pagati in sei anni per la costruzione degli organi, rimasti in possesso di Cola di Patrino e di altri maestri, senza che questi provvedessero alla realizzazione degli strumenti. Nel 1452 un documento estrapolato dagli Atti del Senato contiene una petizione presentata dal Senato al Re Alfonso il Magnanimo, con la quale si chiede un sussidio di 5 o 6 onze per l’acquisto di due organi per la Cattedrale di S. Agata, già commissionati a Napoli, perché il reddito ricavato da un fondaco di proprietà della Chiesa non era sufficiente per pagare gli organi il cui costo corrispondeva a 40 onze. Il Re concede 5 onze. Nel 1455 gli organi portatili (o portativi) arrivarono in Cattedrale, realizzati dall’organaro napoletano Giorgio Lamagna (o La Magna, secondo G.D. Zaccaria), e  furono collaudati  da un certo Jacubu di Bernardu di Caltagirone, il quale li definì addirittura migliori rispetto a quanto pattuito e di “perfecti notabili sonu”, commentando in tal modo: si havissiru factu in Cathania haviriaunu custatu unci chentu (Atti dei Giurati, 83). Secondo lo Zaccaria questo differente costo è da attribuirsi, presumibilmente, al materiale (nello specifico l’utilizzo dei metalli) non facilmente rintracciabile in Sicilia. Gli organi risultarono, pertanto, di gran lunga al di sopra delle aspettative ed il loro prezzo alquanto conveniente. Nel 1558 sappiamo che i due piccoli organi furono sostituiti da due “magna organa”, donati dal Barone di S. Dimitrio, Lorenzo Gioieni. Tra i primi organisti si menziona un certo Sacerdote Blasco Barbuto, maestro organista della Cattedrale nel ‘500, che ricevette tale incarico dal Mons. Pascazio de Anzano vicario di Catania. Un nuovo organo fu costruito nel 1628 da Cosmo Ravanni di Lucca, che viveva a Messina. Nel contratto si legge che era ““un organo di 20 palmi come quello della Chiesa Nova di Roma, con sei mantici di stecche alla tedesca, che tutti li registri si possono adoperare, come quello dell’Apollinare di Roma, da porre dentro l’ornamento vecchio che di presente si ritrova nella suddetta chiesa Cattedrale per la somma di mille et cinquecento scudi”. Lo strumento fu collaudato dal celebre organista don Ottavio Catalani. Alcuni mandati del 1729 ci informano che Mons. Galletti (Episc. 1729-1757) aveva fatto costruire a sue spese due organi, di cui uno reale e l’altro apparente, dipinto per simmetria, ponendoli uno dirimpetto all’altro posti sotto gli ultimi due archi delle navate minori. Tale strumento oltre a non essere idoneo a soddisfare le esigenze liturgiche, certamente non abbelliva i due archi, ostacolava piuttosto la visuale dei pregiati affreschi del Corradini. Così Mons. Regano (episc. 1839-1861) ordinò di rimuovere l’organo. Con l’episcopato del Card. Dusmet, ex Abate di San Nicolò l’Arena, sensibile alle disposizioni del primo “Regolamento per la musica sacra” approvato da Leone XIII nel 1884, con il quale l’attenzione fu posta al Canto gregoriano e alla polifonia classica, fu ideata la costruzione del grande organo atto a soddisfare le esigenze liturgiche del grande Tempio.

Il Cardinale Dusmet, nonostante avesse avuto modo di apprezzare le tabella 7opere della ditta Serassi, in assenza di organari italiani innovatori, riversò la sua scelta, per la costruzione dell’organo, su un fabbricante francese Théodore Jaquot di Rambervillers, titolare della fabbrica d’organo con denominazione “Jaquot-Jeanpierre” di Rambervilles, presentatogli dall’amico Abate Agatino N. M. Couturier,tabella 8 Professore di musica sacra e organista della Cattedrale di Langres. Così nel 1876 il Card. Dusmet stipulò un contratto con l’organaro francese per la costruzione di uno strumento, per la somma pattuita di fr.18.945. L’organo fu inaugurato il I° Novembre 1877 dal Maestro Monsignor Couturier e seguirono altre esecuzioni di De Stefani (o Distefano1) e Agatino Rosso Cerami.


Nota 1. Nei documenti dell’archivio storico diocesano si legge Distefano (1841-1923).  Questi avrà  l’incarico di Direttore di Cappella,  alla morte di Mario Bellini nel 1885, e manterrà comunque il ruolo di organista sino al 1923, anno della sua morte, insieme al M° Tarallo (Aidone 1859 – Catania 1918), compositore e organista.

Breve cronistoria della ditta francese

Nella seconda metà del XIX secolo a dominare l’arte organaria in Francia è, senza dubbio, Aristide Cavaillé – Coll, attorniato da organari di origine provinciale, tra i quali il nostro Jaquot. Il primo organaro di questa famiglia fu Jean-Baptiste Jeanpierre (1784-1822), di cui si conserva l’organo di Dompaire. Suo figlio, Jean- Nicolas, nonostante non fosse riuscito ad ereditare nulla dalla maestria del padre, venuto a mancare quando lo stesso aveva appena undici anni, tuttavia da autodidatta, attraverso la scrupolosa osservazione di altri strumenti e lo studio del trattato di Dom Bédos, realizzò il suo primo organo all’età di diciotto anni. Continuò la sua attività nella cittadina di Rambervillers (Vosges), ubicazione adatta a reperire più facilmente legno di quercia. Nessuno dei suoi dodici figli portò avanti la sua fabbrica, ma ad ereditare la sua arte fu il genero Nicolas Théodore Jaquot. Nacque così la ditta “Jaquot-Jeanpierre”. Tra i ben 136 organi costruiti, si collocano quello della Cattedrale  di Catania (1877) e quello della Chiesa Madre di Riposto (1879). Tale fabbrica, che ha visto modificare il suo assetto negli anni, è tuttora esistente ed attiva con il nome di “Manufacture vosgienne de grandes orgues”.

L’organo Jaquot

L’organo “Jaquot” rientra a pieni titoli in quella che fu la Riforma liturgica degli organi di fine Ottocento. Lo strumento venne costruito nel 1877 e ubicato all’interno dell’abside, dietro l’altare maggiore. Il corpo è sostenuto da quattro colonne di marmo avorio in stile corinzio come il coro.La cantoria, ricca di stucchi dorati, si innalza per mt. 9,25 ed è larga mt.7,30 senza ostacolare la veduta degli affreschi che decorano l’interno dell’abside.

Organo Cattedrale AbsideIl prospetto, di mt. 5,30 per mt.2 di profondità è composto da cinque campate (11+7+9+7+11) di cui due torrette laterali a base circolare (del diametro di cm 120) ed una centrale a base poligona (un semi-esagono di uguale larghezza) sulle quali sovrastano le antefisse e le palmette che coronano le cornici delle torrette, e con gli ornamenti inferiori che servono a trattenere alla loro sommità tutte le canne di facciata. Fra le due torrette stanno due facciatelle piane con bocche non allineate in stile greco-romano. Di seguito si riporta la disposizione fonica dello strumento, tratta dal periodico “La Campana” (Catania 15 Novembre 1877).

Ampliamento dello strumento Jaquottabella 13 tablla 14

Lo strumento del 1877, nonostante l’ottima qualità dei materiali, del lavoro e della scelta delle voci, non soddisfaceva l’esigenza di una buona copertura sonora in ogni angolo del vasto tempio, quale quello della Cattedrale Catanese, così nel 1884 si rese necessario un ampliamento realizzato dallo stesso Jaquot. Fu inserito un terzo manuale (Clavier de Bombarde) composto da 4 registri forti e sostituita la Trompette 8’ del G. Organo (probabilmente riutilizzata sul nuovo manuale) con una Flûte harmonique 8’ le cui canne sono in comune con la prima ottava del Bordon 8’per la somma di fr. 6000. Nello specifico si realizzarono un nuovo somiere e un secondo mantice, entrambi posti vicino alla finestra dietro l’organo, con un aumento di capacità di pressione. Inoltre divenne possibile accoppiare il nuovo “Clavier” con il clavier inferiore e persino i tre clavier. La disposizione così risulta: G.O. (I manuale), clavier de bombarde (II manuale) ed i registri dell’organo espressivo (III Manuale). (Disposizione fonica secondo Carmelo Sangiorgio nel 1925)


Nota 2. L’esistenza del registro Flûte harmonique (al G. O.) è messa in dubbio dalla testimonianza dell’organista francese Couturier, che in una sua descrizione dell’organo del 1878 non riporta questo registro (Informazione Organistica n.2/1992 pag.11). Inoltre, l’unico registro di 4 piedi del Recit è chiamato rispettivamente Flûte Octaviante (Sangiorgio) e Dulciana (Couturier).

L’organo del 1926

IMG_3721Agli inizi del Novecento l’organo non rispondeva più adeguatamente alle esigenze liturgiche e il Card. Giuseppe Francica Nava (episc. 1895-1928) manifestò il suo interesse per lo strumento. La ditta organaria Alfio Laudani e Giovanni Giudici di Palermo (della scuola dei “Serassi” di Bergamo) sotto la visione del maestro di Cappella Can. Giuseppe Maugeri, e collaborata per la realizzazione della consolle e delle canne, dalla ditta tedesca Aug. Laukhuff di Weikershim (Germania), ebbe il difficile compito nel 1926 di svecchiare lo strumento e nel medesimo tempo mantenere l’antico, con le proprie peculiarità timbriche, nulla togliendo all’evoluzione della tecnica organaria, che si arricchiva degli apporti provenienti dalle scuole d’oltralpi e contemporaneamente si indirizzava verso una rivalutazione delle nostre sonorità classiche ponendole come fondamento di quello che diventerà il moderno organo italiano. Ma prima di arrivare alla nuova e definitiva ubicazione e trasformazione del sistema di trasmissione, per l’antico e storico organo della casa francese (Jaquot di Rambervillers), vi furono una serie di interventi di manutenzione ordinaria. Il primo progetto per la riparazione, pulitura, riordino delle parti e accordatura dello strumento risale al 21 Giugno del 1900 con cui la Ditta organaria “Laudani e Giudici” di Palermo. Il 19 Maggio 1924, a due anni dai festeggiamenti per il Centenario del trasferimento delle Reliquie di “S. Agata” da Costantinopoli a Catania, l’Arcivescovo inoltra una richiesta alla Sopraintendenza ai monumenti, nella quale scrive: “Urge che venga stipulato il contratto con il fabbricante d’organi per il trasporto dell’organo di questo Duomo dall’abside alla porta maggiore”. Il nuovo posto designato per lo strumento si ritiene conforme in tutto alle regole liturgiche diocesane. Nella stessa scrittura si stabilisce, altresì, un termine di quindici giorni entro i quali sarebbe stato stipulato il contratto. Tale collocazione dello strumento aprì una vera e propria diatriba tra uomini di chiesa e non, ma lo strumento, originariamente situato dietro all’altare maggiore, nell’abside, fu trasferito sopra la porta principale di ingresso su spaziosa cantoria, ricca di stucchi dorati.

Descrizione tecnica dello strumento

La Cantoria, realizzata per l’ubicazione dell’organo e ancora oggi esistente, appoggiata su quattro colonne presenta un prospetto artistico in stile neo-gotico a nove campate, di cui le due torri laterali (11 +11 di canne sonore), con base a semi-esagono, e due facciatelle a semicerchio (7+7 canne di cui il lato dx, alla torre, sono mute) che vanno a congiungersi all’originario prospetto ottocentesco sono di fattura “Laudani e Giudici”.foto1foto2La segnatura, delle canne, realizzata mediante stampigliatura a punzone  è indice di una diversa provenienza, a conferma di un successivo ampliamento del prospetto, le cui tracce si possono facilmente riscontrare all’interno della cassa. Lo dimostra, altresì, anche l’appartenenza delle canne delle due torri laterali ai due registri di Principale (dal Do1 di 8’). Le cinque campate, le tre torri centrali e le due campatine di raccordo (11+7+9+7+11 canne sonore), tutte con bocche non allineate sono di manifattura “Jaquot”, come testimoniano le segnature incise a mano sul piede e sul corpo delle canne.

Il prospetto è interamente intagliato e indorato con elementi floreali; l’ampliamento della cassa e l’elegante tribuna è ad opera dell’artista Giambattista Sangiorgio su progetto dell’architetto Sciuto Patti. All’interno della cassa i corpi sonori sono così disposti: Gr. Organo ed Espressivo su somieri accostati frontalmente, Gr. Organo a sinistra ed Espressivo a destra, del tipo a canale per registro e a valvole coniche (pistoni). Quest’ultimo è dotato del dispositivo del doppio scomparto per l’azionamento su entrambe le tastiere (II – III). Diversi somieri complementari alimentano le canne di prospetto e le canne del Pedale, le cui note maggiori sono disposte ai lati della cassa.

tabella gialla 



Nota 3.(Il Can. Carmelo Sangiorgio scrive che l’organo era composto da 45 registri di cui 39 reali per un totale complessivo di 2836 canne)

L’organo è a trasmissione pneumatica con consolle dotata di tre tastiere di 58 note e pedaliera diritta di 30 note, e rivolta verso l’altare. La registrazione, comandata da placchette a bilico, comprende la combinazione libera ed evidenzia la medesima composizione fonica sia alla seconda che alla terza tastiera. Il 30 maggio 1926 il M° Marziano Perosi (fratello di Lorenzo Perosi, celebre compositore) tenne l’inaugurazione del nuovo organo. Il 1 Giugno 1926 Marziano Perosi, Pietro Branchina e Giuseppe Maugeri redigevano il “verbale di collaudo” del rifacimento effettuato dalla Ditta Laudani e Giudici.

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Breve cronistoria della ditta “Laudani e Giudici” di Palermo

Fu la principale ditta organaria in Sicilia affermatasi dalla fine dell’800 fino alla metà del secolo successivo.  I vari organi costruiti dalla “Laudani e Giudici” in tutte le province della Sicilia, a Taranto, Reggio Calabria e nelle Isole Eolie, Gozo e Malta, rispecchiano a pieno le disposizioni del Motu Proprio sulla Musica Sacra di Pio X. Il laboratorio fu fondato con la denominazione “Giudici Alessandro” a Palermo da Alessandro Giudici, padre di Giovanni, un dipendente ed ottimo intonatore della ditta “Serassi” di Bergamo, il quale, pur conoscendo l’arte bergamasca seppe accettare ed entrare nelle nuove prospettive dell’arte organaria italiana.La ditta fu portata avanti dal figlio Giovanni, da un amico e dal genero Alfio Laudani di Catania, con la denominazione “Laudani e Giudici”foto 2. La tecnica costruttiva fu inizialmente improntata sulla lavorazione artigianale di ogni singolo componente dello strumento, come si evince dal cospicuo numero di organi meccanici, ma via via, con l’introduzione del nuovo sistema pneumatico-tubolare sostenuto dalla ditta di Palermo, come lo stesso Laudani afferma, le forme di costruzione si orientarono verso sistemi industriali e gli organari si ritrovarono, non più a costruire le parti foniche e meccaniche, ma semplicemente ad assemblarli, come avvenne per l’organo della Cattedrale di   Catania.

La nota dolente

In occasione del XVI Congresso Eucaristico Nazionale conclusosi domenica 13 Settembre 1959 nasceva l’esigenza di presentare il grande tempio catanese a tutti i fedeli provenienti da ogni parte della Sicilia e all’Episcopato nazionale, nonché all’Arcivescovo delegato pontificio. I lavori di restauro che iniziarono nel 1951 e si completarono nel 1959, mirarono principalmente a ridare alla Cattedrale l’originario stile normanno alle tre absidi, al transetto nonché la pavimentazione con nuovi marmi e la volta della navata centrale risalente al 1802. Durante l’esecuzione di questi lavori, l’organo fu salvaguardato, ricoprendolo con grandi tappeti al fine di evitare che la caduta di detriti strutturali di vario tipo come terriccio, calcinacci e scrostature varie, potessero danneggiare non solo le canne di facciata ma tutto l’apparato fonico e non solo. La grande copertura, di cui fu munito, bastò solamente a cautelarlo dai lavori strutturali ma non da quei lavori che ignoti indisturbati, per mesi, praticarono, “ripulendolo” di 840 canne di piombo lasciando solo i Bassi in legno e le canne del prospetto, tant’è che lo strumento si mostrava apparentemente intatto. Il tutto fu scoperto dal maestro organista Licciardello, che ebbe la spiacevole sorpresa, quando, al termine dei lavori, nell’abbassare i tasti del grande organo, non poté udire più dolci suoni, ma solamente dei soffi d’aria. L’organo era stato svuotato internamente. La notizia arrivò velocemente all’Arcivescovo Mons. Bentivoglio, il quale, preoccupato per l’assenza sonora in seno al Congresso Eucaristico, ormai prossimo, diede incarico al maestro Torrisi di provvedere al ripristino dello strumento al fine di renderlo pronto, in breve tempo, per l’evento. Il maestro Torrisi, che già aveva collaborato con il maestro Canonico Giuseppe Maugeri in occasione del trasferimento dell’organo dall’Abside alla parte superiore della porta d’ingresso, coadiuvato dalla moglie, esperta di lingua tedesca, si rivolse, ancora una volta, alla casa organaria tedesca ditta Aug. Laukhuff di Weikershim (Germania), dopo circa 33 anni, dall’ultimo intervento, la quale dopo avere stabilito, mediante analisi chimiche effettuate a dei campioni di canne francesi, la lega di stagno, zinco, piombo e alluminio, procedette alla fusione ridando così la voce originaria alle canne di manifattura tedesca, ma di voce francese. L’organo, che possiamo definire “Franco-Italo-Tedesco”, tornò così a suonare.

I vari progetti di restauro

Ma la storia dell’Organo non si è ancora conclusa. Infatti, seguirono circa vent’anni di silenzio nel corso dei quali furono portati avanti svariati tentativi di restauro, come dimostrano i progetti richiesti e formulati da varie ditte: negli anni 1960-70 venne presentato un Progetto parziale di restauro dalla Ditta Ruffatti di Padova; nel 1980 seguì un Progetto di restauro integrale ad opera della stessa ditta; nel 1997 fu realizzato un Progetto dalla Ditta Oliveri Francesco di Acicatena (CT). Al 2003 risalgono i primi contatti con la ditta Mascioni di Azzio (VA), che, a seguito di un accurato censimento del materiale fonico esistente, presenterà un Progetto integrale di restauro autorizzato nel 2008 dalla Soprintendenza per i Beni Culturali e Ambientali di Catania. Ma la conferma dei lavori, da parte della diocesi, arriva nel luglio 2011 a seguito del finanziamento a copertura dei costi. I lavori inizieranno nel 2012 con lo smontaggio dell’opera ed il trasferimento di tutte le sue parti presso la sede della Ditta, con una scrupolosa catalogazione e l’inventario delle canne. Obiettivo primario utilizzare tutte le parti originali della casa francese “J. Jaquot” sino a quella italiana “Laudani e Giudici” di Palermo con l’aggiunta o i rifacimenti di quelle mancanti o deteriorate in modo irrecuperabile per la necessità di un volume sonoro adeguato alla maestosità del tempio e per la buona qualità del materiale.
L’organo è ubicato su un’ampia cantoria soprastante l’ingresso Prospetto organo Cataniaprincipale della chiesa. E’ contenuto in un’elegante cassa riccamente decorata in oro con un monumentale prospetto, artistico in stile neo-gotico, formato da cinque torri unite tra loro da quattro campate di canne minori. Questi determinano il carattere dominante, tipico degli organi d’oltralpe, che danno slancio alla corposità dello strumento.
Le canne di prospetto delle tre torri centrale, con le relative due campatine di raccordo sono “Jaquot” (Flute 16’, Fl 8’, Fl. harm 8’ e Salicional 8’); le due torri laterali, con le relative canne di raccordo, sono di fattura “Laudani e Giudici” (Principale I, Principale II e la Gamba 8’). La campatina di destra è composta da canne mute.

Dal punto di vista tecnico, si privilegiò il ritorno al sistema di trasmissione meccanico per i tre manuali ed elettrico per i registri, accantonando le trasmissioni pneumatiche le quali non avrebbero potuto più garantire un funzionamento sicuro e duraturo e perché la rilevante differenza di “attacco” rispetto agli organi “meccanici” avrebbe compromesso l’uso dello strumento soprattutto nell’ unione delle due foniche.grafico 2Questa “alleanza” tra antico e moderno si realizzò, a detta della stessa ditta Mascioni, nel rispetto delle caratteristiche foniche delle due scuole con somieri indipendenti per ciascun corpo d’organo e per ciascuna fonica e le canne recenziori alimentate in maniera indipendente dalle antiche. Ogni corpo così risulta oggi costituito da doppi somieri: “le canne di Jaquot sono posizionate su un somiere tradizionale “a tiro, a canale per tasto”, mentre quelle di Laudani e Giudici sono su un somiere indipendente, sempre meccanico “a tiro”, ma dotato di attivatori pneumatici azionati dalla stessa “meccanica” dei somieri Jaquot.Il telaio e le coperte sono in rovere, le stecche in noce e i ventilabri in abete. La meccanica sospesa “fluttuante” è particolarmente stabile, grazie all’auto-regolazione della corsa.I due mantici sono “a lanterna” (di manifattura L&G restaurati), le condutture porta-vento in abete massello e l’aria è fornita da un elettroventilatore nuovo, ubicato nel basamento dello strumento in grado di produrre 43 m3 di aria al minuto. E’ su queste scelte storico-artistiche che la casa organaria di Azzio si è dovuta confrontare con se stessa al fine di conciliare due ideologie in un’unica opera nel rispetto delle peculiarità originali. consolleLa nuova consolle, che ha soppiantato la vecchia ed ormai obsoleta risalente al 1926, è composta di tre manuali di 58 tasti (Do-la) con una pedaliera di 30 note (Do-fa) e 45 registri. I comandi dei registri, disposti ai lati delle tastiere su sei colonne, sono a pomello con diciture dipinte su dischetti di ceramica. I comandi per le unioni sono stati realizzati a pomello e posizionati alla base della registrazione. Sono presenti, inoltre, una serie di pulsanti posti sopra la terza tastiera e sotto la prima, per la gestione delle combinazioni aggiustabili. La trasmissione dei registri avviene con una doppia funzione: meccanica ed elettrica.  Quest’ultima con dispositivo di servo-assistenza dotato di memoria per le combinazioni aggiustabili computerizzate che consente la realizzazione di 36000 (6 x 6000) combinazioni di registri.

meccanica

In merito al funzionamento della trasmissione, al fine di garantire un ottimale funzionamento, si è adottata una tecnica innovativa che ha favorito scorrevolezza, silenziosità e sincronismo nel movimento.

skeda definitiva

skeda

scheda tecnica 5 altro schema

fine schema

Totale canne: 3.030


Nota 4. Le misure utilizzate per la costruzione dei manuali e dei pomelli, per l’azionamento dei registri, sono state rilevate dall’organo “Jaquot” realizzato  per la Chiesa Madre di Riposto (CT) nel 1879. Oggi, integro in tutte le sue parti, e funzionante.

IMG_5108Questo excursus sulla realizzazione dello strumento ben mette in luce le difficoltà e le problematiche inconsuete, fuori dall’ordinario, che essa ha comportato da parte della Ditta. Indiscutibile, pertanto, la grande professionalità mostrata dai “Mascioni”, che hanno saputo creare un giusto equilibrio tra tecnica e fonica.

canne organoSicuramente quest’opera, con il grande privilegio del “clavier de bombarde” unico in Italia, rappresenta un tassello importante dell’arte organaria italiana, che non lascerà indifferente gli addetti ai lavori ma sicuramente darà adito a degli interrogativi sulla realizzazione e su questo lascio un libero giudizio a organisti, organologi, studiosi … Difficile, dunque, descrivere le sensazioni sonore ed emotive che l’organo “franco-italo-tedesco”, come lo definì il can. D. Reale, potrà trasmettere. Non ci resta che porre le mani sui tasti e sentire le singoli voci assaporando la peculiarità timbrica francese, che si mesce con le caratteristiche dell’arte organaria d’oltralpe del Novecento, senza tralasciare, per il ripieno, il gusto prettamente italiano. Solo così si potrà dare un giudizio obiettivo.

Il concerto inaugurale è stato tenuto il 20 novembre 2014 dall’organista Jennifer Bate alla presenza dell’arcivescovo Mons. Salvatore Gristina, il sindaco Enzo Bianco e alte cariche Istituzionali nonché di un numeroso pubblico.L’evento è stato preceduto il 19 Novembre alle ore 18.30 dalla presentazione del volume illustrativo della ricostruzione dello strumento “Il grand’Organo della Cattedrale di Catania”, che ha avuto luogo presso il Museo Diocesano.

Convegno Catania XL’intervento è stato tenuto da quanti hanno contribuito alla realizzazione del lavoro: Proff. Luciano Buono, Diego Cannizzaro e Carmelo Scandura, Andrea Mascioni, artefice del restauro, e il collaboratore Maurizio Isabella.

Presentazione del volume illustrativo “Il grand’Organo della Cattedrale di Catania” 

Da sinistra: L. Buono, C. Scandura, D. Cannizzaro, l’Arcivescovo Mons. S. Gristina, E. Mascioni e M. Isabella.

A colloquio con l’organista Jennifer Bate

Il Maestro Scandura in un colloquio “flash”, intorno alla mezzanotte dopo il concerto di inaugurazione, è riuscito a “rubare” alcune considerazioni all’organista. Alla domanda iniziale sull’aspetto tecnico-fonico dello strumento, la Bate ha risposto, elogiando l’ottimo e meraviglioso lavoro della ditta “Mascioni” in quanto, a differenza dell’ampliamento risalente al 1926, è riuscita abilmente ad unire i due organi mantenendo entrambe le peculiarità, senza nulla “distorcere”. E’ stato realizzato un bellissimo strumento, con particolare sensibilità, nel riordino di tutte le parti, al colore delicato, alla tonalità. “Non è uno strumento potente” – afferma la Bate – “ma pieno di colori, che suscita emozioni” e la nota organista è riuscita a farlo benissimo. Alla domanda sulla potenza o no del ripieno italiano ha risposto che non si aspettava nulla, affermando: Io cerco di estrapolare dallo strumento il meglio di sé, evitando quello che “stride” e qui niente stride, ma ogni cosa è fatta magnificamente.

© RIPRODUZIONE VIETATA

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6 pensieri su “Excursus sugli organi della Cattedrale di Catania e il Grand’Organo “Jaquot – Laudani e Giudici”

  1. Complimenti al M. Scandura per lo scrupolo dedicato a questa appassionata disquisizione. I suoi dettagli sono perle di storia viva di questa Cattedrale. Ornella

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  2. Maestro,sono felice per quello che ha realizzato
    ed è un immenso piacere percepire in tutto quello che trasmette e che sente sia sul piano umano che professionale,una profonda passione sul piano didattico e non solo,e l’Amore per la cultura organistica che sotto la sua scuola si eleva ad espressione d’Arte che fa nascere il desiderio di conoscenza e il piacere
    di suonare.
    Con sincerità,Pietro

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